Nel panorama competitivo del vino e dello champagne, un gruppo continua a imporsi come leader indiscusso: LVMH, la conglomerata del lusso guidata da Bernard Arnault. Anche nel 2024, i marchi appartenenti al portafoglio di LVMH occupano le prime quattro posizioni nella classifica dei vini più preziosi al mondo, stilata da Brand Finance, evidenziando una supremazia senza rivali nel settore.

LVMH e il trionfo del lusso nel vino

Il gruppo LVMH si è confermato come dominatore della scena internazionale del vino e dello champagne, grazie a marchi iconici come Moët & Chandon, Veuve Clicquot e Dom Pérignon.
Questi brand non solo detengono i primi posti della classifica, ma continuano a crescere in valore, nonostante le difficoltà economiche globali. La forza del marchio e la capacità di mantenere un’immagine di lusso esclusivo sono elementi chiave che contribuiscono a questo successo.

Moët & chandon: il re dello champagne

Moët & Chandon si riconferma il marchio di vino più prezioso al mondo nel 2024, con un valore stimato di 1,4 miliardi di dollari. Questo risultato rappresenta un aumento del 9% rispetto all’anno precedente, sottolineando la capacità del brand di rimanere rilevante e desiderabile, anche in un mercato altamente competitivo. Il supporto di figure di spicco come Roger Federer come ambassador ha sicuramente contribuito a rafforzare l’immagine del marchio, consolidandone il prestigio.

Chandon, Veuve Clicquot e Dom Pérignon: un podio tutto francese

Chandon, Veuve Clicquot e Dom Pérignon occupano rispettivamente il secondo, terzo e quarto posto nella classifica del 2024. Questi marchi, tutti appartenenti al portafoglio di LVMH, hanno visto crescere il loro valore in modo significativo grazie alla ripresa post-pandemica dell’industria degli spumanti. Le solide performance in Europa e Giappone hanno mitigato l’impatto negativo del mercato statunitense, permettendo a questi brand di mantenere la loro posizione di leader globali.

La caduta del gigante cinese Changyu

Mentre LVMH festeggia i suoi successi, il marchio cinese Changyu, che nel 2023 era al secondo posto, scivola al quinto. Il valore del suo brand è diminuito del 33%, arrivando a 706,8 milioni di dollari. Questo calo potrebbe essere attribuito a un cambiamento nelle dinamiche del mercato vinicolo cinese e alla diminuzione della percezione di esclusività del marchio, dovuta alla crescente concorrenza interna.

L’Italia fuori dalla top ten: un segnale d’allarme?

Sorprendentemente, nessun marchio italiano figura nella top ten del 2024, un segnale preoccupante per un Paese noto per la sua tradizione vitivinicola. Il marchio Martini, che in passato era riuscito a entrare nella classifica, è assente da due anni consecutivi, evidenziando le difficoltà dei brand italiani a competere con i giganti internazionali. Al contrario, l’australiano Yellow Tail ha fatto un balzo straordinario, passando dal dodicesimo al settimo posto con una crescita del valore del marchio del 138,7%.