Il pane acquistato tradizionalmente dai romani, non molto tempo fa, era proprio la classica rosetta. Ad oggi, però, questa usanza sembra essersi persa: le abitudini dei consumatori sono ben diverse dal passato, anche per quello che riguarda il cibo, e questo ha portato ad altre scelte. Vediamo insieme qual è la storia della rosetta romana e come mai, ad oggi, i volumi di vendita si sono notevolmente ridotti. 

Perfetta per qualsiasi panino, ma soprattutto per il classico con gli affettati, in particolare la mortadella, la rosetta è stato per molto tempo il tipo di pane maggiormente apprezzato dalla clientela romana. Oggi, invece, il consumo di questa tipologia di pane è molto diminuito, come racconta uno dei fornai più longevi di Roma, Tiziano Di Giannantonio.

La sua bottega, che ha aperto ben 33 anni fa, è una di quelle storiche di Roma, situata in Via Ceneda. Ed è proprio l’esperienza di Tiziano a raccontare la passione dei romani per la rosetta, svanita poi nel corso del tempo.

Rosetta romana: la storia e la tradizione

La differenza nelle abitudini dei consumatori si può vedere già dalle quantità vendute dal forno: ad oggi si parla di qualche decina di chili quotidianamente, mentre una volta si trattava anche di diversi quintali. Nonostante tutti i cambiamenti, con il forno di Tiziano di Giannantonio che si è adattato alle “mode” dei clienti, allargando anche la produzione a pizzette bianche e rosse, alle pizze alla pala e ai filoni, nel cuore dei clienti e del vicinato rimane sempre il “forno delle rosette”.

Il nome è dovuto proprio alla capacità di “sbocciare” nel momento della cottura. Questa tipologia di pane ha conquistato i romani a metà degli anni Cinquanta, riuscendo ad adattarsi a diversi tipi di esigenze, a partire dalla veloce pausa pranzo dei lavoratori, passando per la classica merenda dei ragazzini a scuola fino ad arrivare a sposarsi perfettamente con la scarpetta in un bel sugo all’amatriciana.