Marmellata senza zuccheri, è davvero possibile? Secondo quello che promuovono alcune aziende, per i consumatori ci dovrebbe essere anche la possibilità di scegliere tra preparati che presentano bassi livelli di zuccheri. Vediamo insieme se si tratta solo di una trovata “pubblicitaria”, oppure se è davvero possibile consumare una marmellata che sia adatta anche a chi cerca di evitare gli zuccheri aggiunti. 

Tra le marmellate che si possono acquistare anche comunemente al supermercato è possibile scegliere alcune tipologie che indicano la dicitura “senza zuccheri”. Tra queste, ad esempio, c’è la marmellata della linea Natù, prodotta dalla Rigoni di Asiago. Se vi capiterà di acquistarla, potrete vedere che sulla confezione viene proprio specificato che non ci sono zuccheri aggiunti:  ma è davvero così?

Un consumatore attento, consultando anche l’etichetta con i valori nutrizionali e gli ingredienti utilizzati per realizzare la marmellata, probabilmente potrebbe obiettare sulla presenza di “eritritolo”, che ha la funzione di dolcificante. Perché, quindi, sulla confezione viene scritto “senza zuccheri aggiunti”? Si tratta di una definizione reale oppure il consumatore deve fare attenzione? Vediamo di chiarire la situazione.

Marmellata senza zucchero: perché è possibile

La linea Natù in questo caso, ma più in generale molte altre linee di marmellate che riportano la descrizione “senza zuccheri aggiunti”, sono rivolte a quel gruppo di consumatori che sono molto attenti all’assunzione di zuccheri. La presenza, in etichetta, di un elemento come l’eritritolo, non deve preoccupare. E’ sempre bene controllare i valori nutritivi e l’elenco degli ingredienti, ma in questo caso si tratta di uno scrupolo forse eccessivo.

A differenza degli zuccheri, l’eritritolo è un edulcorante con indice glicemico pari a zero. Ecco perché viene utilizzato al posto dello zucchero: pur avendo un alto potere dolcificante, le calorie che apporta al prodotto sono praticamente nulle. Questo, quindi, lo rende ideale per la produzione di alimenti che spingono nella direzione di una dieta a basso apporto calorico.