I recenti risultati di uno studio che è stato condotto dall’Istituto di ricerca sulle acque del Cnr in collaborazione con Greenpeace Italia ha messo in evidenza la necessità di fare attenzione all’inquinamento delle falde acquifere e non solo. Le sostanze che inquinano le acque di falde e pozzi possono passare anche gli alimenti: è stata evidenziata una relazione tra inquinamento, cibo e metodi di cottura. 

Un allarme importante arriva dai risultati che emergono da una indagine che è stata condotta dall’Istituto di ricerca sulle acque del Cnr, insieme a Greenpeace Italia. Partendo dalle acque inquinate di un pozzo che si trova nel vicentino, e che è stato utilizzato fino alla scorsa primavera da una famiglia che vive nei paraggi come principale fonte di approvvigionamento per l’acqua, si è cercato di capire quale sia la relazione tra le sostanze inquinanti presenti presso falde o pozzi e il cibo che mangiamo.

A differenza di quanto avviene con l’acquedotto pubblico, dove l’acqua viene filtrata e quindi vengono eliminate potenziali sostanze inquinanti, le acque dei pozzi non sempre vengono controllate e possono risultare nocive per l’alimentazione. Ma cosa succede nel caso in cui si utilizzi acqua inquinata per i pasti giornalieri? Scopriamo insieme i risultati emersi dalla ricerca.

Attenzione alla cottura dei cibi

A differenza di quanto si pensava, le sostanze inquinanti che sono contenute nell’acqua utilizzata per l’ebollizione dei cibi aumentano in proporzione diretta al tempo di cottura, ma non solo. Le stesse sostanze, infatti, vengono trasferite agli alimenti portati ad ebollizione, anche se in modo differente, in quanto molto dipende dalla capacità di assorbimento che è tipica di ciascun cibo.

Se prendiamo come esempio la pasta o il riso, a contatto con acqua inquinata, assumeranno un maggior numero di sostanze inquinanti rispetto alle carote, alla carne di manzo oppure alle patate, che assorbono meno acqua e per questo risultano attaccate in modo minore anche dagli elementi rischiosi. L’allarme, quindi, mira a mettere in evidenza la stretta connessione tra il livello di sostanze inquinanti nel cibo cotto rispetto a quello crudo: è necessario che la popolazione, nel caso in cui si trovi in una zona a rischio, sia consapevole di ciò che accade con l’ebollizione.