Si arricchisce di nuovi dettagli la vicenda che ha visto coinvolta Chiara Ferragni e la Balocco, con il pandoro-gate. Secondo nuove informazioni che trapelano anche grazie alle mail che sono state rese pubbliche, sembra che la Balocco abbia messo in guardia l’influencer dall’utilizzare una comunicazione che non corrispondesse alla vera attività svolta. 

Quali sono gli elementi che hanno portato all’accusa di truffa aggravata per Chiara Ferragni? In questi giorni il pandoro-gate continua a far discutere, soprattutto dopo la decisione della Procura, che ha scelto di procedere con l’indagine sull’influencer e sul rapporto con l’azienda Balocco. In particolare, sembra che determinanti siano state le mail messe agli atti e che sono state la prova della consapevolezza di quello che si stava comunicando.

Secondo l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, le mail e il contenuto delle conversazioni dimostrerebbero che “la donazione non aveva alcun rapporto con le vendite del predetto Pandoro”.

Mail tra Ferragni e Balocco: le prove

Un elemento che emerge con forza dallo scambio di mail è il fatto che Balocco – nella persona di Alessandro Balocco ma non solo – abbia sottolineato la problematica di una comunicazione (quella di Chiara Ferragni, attraverso le sue stories e i post sui social) che legasse le vendite alla donazione da effettuarsi all’Ospedale Santa Margherita.

Dalle mail, infatti, è chiaro come Balocco sottolinei l’intenzione di effettuare la donazione dopo maggio 2022, in concomitanza con l’avvio del progetto con Chiara Ferragni ma slegato da qualsiasi risultato di vendita. Il rischio di incorrere in una comunicazione sbagliata viene evidenziato anche in una mail del novembre 2022, quando un rappresentante del team Balocco afferma: “Per me ok, ma massima attenzione all’attività benefica che ci espone a pubblicità ingannevole se legata alle vendite”, suggerendo poi di confrontarsi con il team della Ferragni tramite telefono.

Lo stesso concetto viene sottolineato in un’altra mail dello stesso periodo, in cui si ricorda di non menzionare le vendite nel momento in cui si fa riferimento al progetto benefico: “si tratta di una donazione che non è legata all’andamento delle vendite sul mercato”.