Che cosa sta succedendo nel celebre Bistrot di Novara gestito da Antonino Cannavacciuolo? Già qualche tempo fa lo chef stellato Vincenco Manicone aveva detto addio al team del noto locale, ma la situazione potrebbe essere più seria: il locale ha infatti le serrande ancora abbassate. 

Da qualche tempo ormai lo chef stellato Vincenzo Manicone ha detto addio al Cannavacciuolo Bistrot di Novara, ma la notizia è stata lasciata un po’ in sordina, senza alcuna comunicazione ufficiale. Al contrario, il ristorante che ha iniziato a collaborare con Manicone, il Tancredi sul Lago di Garda, ha condiviso un eloquente post su Instagram a riguardo.

Ma che cosa sta accadendo al Bistrot Cannavacciuolo di Novara? Il locale ospitato nella splendida cornica del teatro Coccia aveva chiuse per ferie il primo gennaio. Da allora però le serrando sono rimasta sempre abbassate, e viene da chiedersi se non vi sia aria di crisi per il noto locale gestito dal giudice di Masterchef.

Antonino Cannavacciuolo e lo chef Manicone hanno lavorato insieme per ben dodici anni, di cui quattro nelle cucine di Villa Crespi. Forse questa rottura improvvisa non è stata molto serena per entrambe le parti.

Vincenzo Manicone lascia le cucine di Antonino Cannavacciuolo: ecco che cos’è successo

Intanto anche lo chef Emin Haziri, del Bistrot di Torino, ha detto addio alla collaborazione con Antonino Cannavacciuolo per dirigersi verso le cucine del ristorante del Grand Hotel Royal di Courmayeur. A Torino, a prendere il posto dello chef Haziri, è subentrato lo chef Gabriele Bertolo.

A Novara però la situazione ancora non si è sbloccata e così il locale continua a restare chiuso e a non far sapere nulla alla clientela. Il locale è  gestito dal gruppo dello chef campano dal 2014, fino al 2032. Lo chef paga ben 3500 euro al mese di affitto per la location, e il presidente della fondazione Fabio Ravanelli ha fatto sapere di comprendere le difficoltà dello chef:

Sono un imprenditore e capisco bene che assumere decisioni importanti richieda talvolta un tempo non brevissimo. Ma da novarese e da presidente della Fondazione Coccia non posso che auspicare scelte rapide: quella vetrina chiusa non si può vedere, e anche il teatro ne risente. Abbiamo inaugurato la stagione a metà gennaio con il locale fermo, e non è stato bellissimo.