A differenza degli altri ortaggi arrivati in Europa dopo la scoperta dell’America, il peperone piacque subito e fu coltivato immediatamente un po’ dovunque. Nel classificare la pianta, Linneo la chiamò capsicum, dal greco kapto, che significa mangiare con avidità. L’appellativo italiano dipenda dalla sua somiglianza col peperoncino. Prediligiamo quelli di medie dimensioni, col picciolo turgido e ben saldo, la buccia tesa, lucida, di un colore brillante. A proposito, non è sempre vero ma, tendenzialmente, quelli verdi non hanno completato il loro ciclo vitale rispetto agli altri che, rimasti più a lungo attaccati alla pianta, esposti al sole, hanno assunto colorazioni rosse o gialle. Inoltre, i più genuini e saporiti hanno la forma di un corno e dimensioni modeste. Gli altri potrebbero essere frutto della genetica. Riponiamoli in frigo, nello scomparto della frutta, e consumiamoli nel giro di tre o quattro giorni. Per renderli più digeribili, priviamoli del torsolo contenente semi e filamenti biancastri. Sono gli ortaggi più ricchi di vitamina C in assoluto. Inoltre, contengono vitamina A, fosforo, calcio e potassio.
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