Tipico della Lombardia, oggi viene prodotto con successo anche in Toscana, dov’è diventato uno dei prodotti caratteristici della regione. Il suo nome risale alla stanchezza (stracchezza) delle vacche che, tornando in autunno dall’alpeggio, producevano pochissimo latte. Grazie alla sua consistenza cremosa, ben si presta ad essere spalmato sulle fette di pane, come avviene per la ricotta. Purtroppo oggi quasi tutti gli animali stanno rinchiusi nelle stalle degli allevamenti industriali. Per cui, contrariamente a quanto vorrebbe la tradizione, questo formaggio molle si produce durante tutto l’anno. Attenzione a non confondere lo stracchino con la crescenza. Mentre il primo, per legge, dov’essere prodotto esclusivamente con latte intero e stagionato per una ventina di giorni, l’altro può essere fatta anche con latte scremato e stagionare la metà del tempo. Di regola è   confezionato in panetti di varia pezzatura, generalmente ricoperti da un involucro di carta speciale. Trattasi di prodotto caseario molto delicato, anche perché privo di crosta, che va conservato obbligatoriamente in frigorifero e consumato nei tempi, brevi, indicati dal produttore. Fornisce un elevato apporto proteico, oltre al calcio e alle vitamine A, B1, B2 e PP. Si tratta di un prodotto molto ben digeribile ma non consideriamolo a basso contenuto di calorie, ingannati dalla sua consistenza e freschezza. Al contrario è molto nutriente, non secondo ai formaggi abbucciati.

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