Farina di mais cerchio

Un tempo, tutti i prodotti provenienti da altri continenti assumevano l’appellativo di turco. E così anche il mais, che veniva dall’America, venne chiamato granoturco. Dai semi di questa pianta si ottiene una farina adatta per la preparazione della polenta,  ma anche del pane, della pasta, degli sformati, dei dolci ecc. Le varietà di farina sono legate ai diversi cultivar della pianta da cui derivano e al tipo di molitura dei semi. Ne esistono
di consistenza differente, da quella grossolana a quella quasi impalpabile, e di colorazione più o meno gialla e anche molto scura. Per la polenta comune, è sicuramente più adatta la farina macinata fine. Anche se nel settentrione si adopera spesso quella grossolana, tipica delle valli del Trentino (Valsugana). Generalmente si acquistano in confezioni da un chilo, sulle quali sono riportate le caratteristiche salienti, compreso il periodo di conservazione, che di solito non supera mai l’anno. Come tutte le farine di cereali, anche quella di mais è ottenuta da semi essiccati. Quindi è consigliabile conservarla in ambiente asciutto, per evitare che riassuma umidità. Se capita di acquistarla sfusa, meglio setacciarla per eliminare eventuali impurità derivanti dalla corteccia dei chicchi (la così detta crusca o semola). Energetica e molto digeribile, contiene pochissima gliadina (proteina componente del glutine) per cui è un prodotto ben sopportato dai sofferenti di celiachia. Con i semi del granoturco, infine, si prepara
uno sciroppo addolcente utile nei raffreddori e nella raucedine.
I krumiri
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